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ARTI E MESTIERI IN TOSCANA : PRATO

La Toscana non è solo terra ricca di itinerari e posti da visitare che mantengono la loro bellezza intatta nel tempo ma anche luogo dove le tradizioni e i costumi locali si tramandano ancora di generazione in generazione, In particolare le attività lavorative di molte zone risentono ancora delle vecchie usanze che le leggi degli arti e dei mestieri dettavano. In ogni provincia ci sono settori lavorativi caratteristici ancora immutati

Il settore più diffuso e più redditizio di Prato è senza dubbio quello tessile, portato agli altissimi livelli odierni grazie all'impegno e alla tenacia della popolazione che è riuscita con esso a riemergere dalla crisi del dopoguerra. La specializzazione di Prato nelle produzioni tessili risale al XII secolo. Copie dello statuto dell'arte della lana di Prato risalgono al 1313. Un intraprendente commerciante dell'epoca, Francesco Datini, costruì una vasta rete di magazzini (cosidetti fondaci) attraverso i quali acquistava e vendeva lana, cotone, filati, panni, tessuti broccati e tappeti direttamente a Firenze, Pisa, Genova, Milano, Venezia, Ginevra, Avignone, Parigi, Barcellona, Valencia e Maiorca. La decadenza politica ed economica dell'Italia nel XVI e del XVII secolo segnò una caduta delle attività tessili locali che si ripresero solo negli ultimi anni del Settecento con la produzione di berretti di maglia che venivano esportati nei mercati arabi. Il passaggio dalla manifattura artigianale ai sistemi di produzione industriale si svolse nella seconda metà del 1800. L'introduzione nelle imprese pratesi di filatoi, garzi, cimatrici e calandre meccaniche ha avuto il suo trascinatore in Giovan Battista Mazzoni, un pratese che dopo aver conseguito la laurea alla Normale di Pisa aveva perfezionato i suoi studi a Parigi. Per oltre un secolo lo sviluppo dell'industria tessile pratese prosegue lentamente favorito dai dazi protettivi e dalle commesse militari legate ai conflitti mondiali ed alle campagne coloniali. Dalla ricostruzione al boom della moda Nella prima parte del 900, i lanifici pratesi si erano specializzati nella produzione di tessuti da donna e avevano sviluppato una particolare abilità nel disegno e nell'intreccio dei filati. Su questa base ha preso forma quella che è diventata la loro specializzazione attuale: la produzione in tempi brevi di una grande varietà di articoli con un elevato contenuto moda. La trasformazione della produzione locale inizia negli anni Cinquanta. In un primo momento, ai tradizionali articoli di lana cardata si affiancano quelli di lana pettinata per l'industria della maglieria. Successivamente anche la produzione di tessuti conosce una metamorfosi: il peso medio degli articoli diminuisce, le fibre cambiano e diventano più pregiate; si diffonde l'uso delle lane più fini, del lino, del cotone, della viscosa, del cashmere, del mohair. Le innovazioni più consistenti riguardano la ricerca sulle "mano", sui colori e sui disegniL'industria della moda, che gradualmente si diffonde in strati sempre più ampi della popolazione, trova in Prato una preziosa sorgente di nuove idee. Ogni sei mesi, in concomitanza con le stagioni 'Primavera Estate' ed 'Autunno Inverno', i lanifici pratesi presentano 2.000 nuovi tipi di filati e 60.000 nuovi disegni di tessuti, ognuno con le sue varianti colori. Si stima che le spese di ricerca sui nuovi prodotti rappresentino il 5% del fatturato tessile locale.
Altra attività conosciuta è rappresentata dalla lavorazione del cuoio con valige, scarpe e articoli da regalo

 

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