Itinerari in Toscana

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Itinerari

Trekking Culturali

PRATO - Cultura e outlet Denny

Descrizione percorso:
Itinerario all'insegna dell'Arte e della storia. Dalla Pittura Murale all'arte contemporanea del Museo Pecci. Il Museo dell'Opera del Duomo e il Museo del Tessuto con la sua storia. Una sosta gastronomica presso il Ristorante "Pepe Nero”  per poi terminare il nostro viaggio nell'outlet del maglificio Denny.


Meta dell'itinerario:

Maglificio DENNY Via Santa Gonda 3/1 - 59100 Prato
Tel. 0574 592350
indirizzo web: http://www.denny.it
Dove si trova

Visite:

Museo della Pittura Murale - Piazza San Domenico 8 - orario di apertura:
Museo dell'Opera del Duomo - Piazza del Duomo 49 - orario di apertura
Museo del Tessuto - Via Santa Chiara 24 - orario di apertura
Museo per l'Arte Contemporanea "Luigi Pecci" - Viale della Repubblica 277 - orario di apertura  

Sosta gastronomica:

RISTORANTE PEPE NERO
Via Zarini, 289 - (PO)
Tel 0574 550353
Dove si trova

Il programma prevede la visita di quattro musei su un tragitto di circa 3Km. Il nostro consiglio è quello della visita del Museo di Pittura Murale per poi inoltrarci per la visita al Museo dell'Opera del Duomo, per terminare la mattinata con una permanenza più lunga al Museo del Tessuto. L'itinerario mattutino è di circa 2,5Km compreso il tragitto per andare a pranzo.

Dopo una sosta per il pranzo presso il Ristorante Pepe Nero, in Via Zarini, che raggiungiamo in auto, o a piedi è la volta del Museo Pecci, che necessita circa 1 ora di visita, per poi proseguire per l'outlet del Maglificio Denny, meta del nostro itinerario.  

Iniziamo il nostro itinerario dal Museo di Pittura Murale di Piazza S. Domenico 8 che raggiungiamo in auto.

Come arrivare in auto: Prendiamo come riferimento l'uscita dell'Autostrada A11 di Prato Est. Percorso Viale Leonardo da Vinci per circa 2500mt superato il sottopasso del Piazzale dell'Arco della Pace in prossimità di Via Valentini, continuiamo fino alla rotonda che ci farà immettere in Via Pietro Nenni, prima uscita. Percorriamo 500mt fino alla rotonda dove prendiamo la seconda uscita per Via Monnet. Dopo 500mt, alla rotonda, prendiamo la seconda uscita per Via Cavour. Dopo 600mt giriamo a destra in Via Pistoiese. Percorso circa 100mt svoltiamo a sinistra in Via San Vincenzo e poi continuare su Piazza San Domenico fino all'ingresso del Museo.

Il Museo: Il Museo di pittura murale si trova a Prato in Piazza San Domenico, accanto alla chiesa di San Domenico. Dalla fine Prato - Museo di Pittura Muraledegli anni '90, con l'esposizione chiamata I tesori della città, è il principale polo espositivo della città dove sono confluiti tutti i capolavori cittadini di arte antica, prove provenienti dal Museo Civico di Palazzo Pretorio (chiuso per riordino) e il Museo dell'Opera del Duomo.
Si accede al museo da una porta che immette nell'elegante chiostro quattrocentesco della chiesa. Originariamente il museo era nato come esposizione dedicata agli affreschi staccati e alle sinopie provenienti dalle collezioni diocesane. Fanno aprtre del nucleo originale del museo una Madonna con bambino e le sinopie del Tabernacolo di Figline attribuite ad Agnolo Gaddi, un rilievo in marmo di Giovanni d'Agostino con un'Annunciazione (1340), un trittico di Antonio da Miniato e le sinopie di Paolo Uccello per gli affreschi del Duomo di Prato.
Tra le opere provenuienti da Museo civico sono particolarmente significative la predella con le Storie del Sacro Cingolo di Bernardo Daddi (1388), la Madonna del Ceppo di Filippo Lippi, il polittico della Madonna in trono e santi di Giovanni da Milano e una tavola di Lorenzo Monaco.
Dal Museo dell'Opera del Duomo provengono il Beato Jacopone da Todi di Paolo Uccello, Le esequie di san Girolamo di Filippo Lippi e un crocifisso sagomato e dipinto della scuola del Botticelli.

La nostra seconda tappa è il Museo dell'Opera del Duomo in Piazza del Duomo 49 che dista circa 400mt. e che consigliamo di percorrerla a piedi. 

Percorso consigliato pedonale: Lasciato Piazza S. Domenico, imbocchiamo Via Cesare Guasti per poi svoltare a sinistra, dopo circa 100mt, in Via Luigi Muzzi, percorsi ancora 100mt continuare in Vicolo della Lupa per poi immettersi in Vicolo degli Arrigoni, continuare in Via Agnolo Firenzuola e dopo circa 100mt ci troviamo in Piazza del Duomo.

Il Museo dell'Opera del Duomo: Il cortiletto che precede il palazzo Vescovile dà accesso al Museo, sorto nel 1967 nelle prime due sale, e ampliato nel Prato - Il Duomo1976 per ospitare opere provenienti dall'intera diocesi e i prestigiosi rilievi del pulpito di Donatello. La raccolta si configurò così come vero "Museo diocesano".
Nel 1980 vennero collegate al museo le Volte sotto il transetto della cattedrale, e altri ambienti si aggiunsero nel 1993-1996, avviando anche i lavori, recentemente conclusi, per ricollegare le varie sezioni in un unico percorso che attraversa alcune sale dell'antico Palazzo dei Proposti, intorno all'armonioso chiostro romanico, per concludersi sotto la Cattedrale. Attualmente (2007) il museo è in riallestimento e deve essere completato l'allestimento di alcune sale, in particolare quelle rinascimentali
La Sala del Due-Trecento ospita importanti sculture e dipinti (soprattutto parti di polittici) dal XIII agli inizi del XV secolo, di provenienza pratese, e suppellettile sacra coeva.
L'opera più antica (dono di Pina e Giuliano Gori) è una Testa di Cristo (1220-1230), scultura lignea di modellato possente e sintetico, forse di ambito aretino. Intorno al 1262 fu realizzato il vigoroso altorilievo in arenaria proveniente dalla badia di Montepiano, firmato da Giroldo da Como, con la Madonna in trono fra i Santi Michele arcangelo, Pietro e Paolo, con l'abate Benvenuto, nel quale agli elementi di tradizione bizantina si uniscono una dimensione “classica”, che richiama a Nicola Pisano, e un robusto plasticismo di ascendenza gotica.
Nella sala è anche una consunta, elegante Madonna col Bambino, scultura lignea del 1310-1330 (dono Rocchi). Tra i dipinti sulle pareti una Madonna del Parto (uno dei più antichi esempi di questo raro soggetto), dipinta intorno al 1320 da un artista giottesco, vari resti di polittici smembrati, tra i quali di notevole qualità una Madonna col Bambino (1365 circa, da Carteano) di ambito orcagnesco, due raffinati pannelli con i Santi Matteo e Giovanni, Giacomo e Antonio abate (1415 circa), opera matura di Giovanni Toscani; due tavolette con San Giacomo e San Giovanni Battista (1370 circa) del fiorentino Giovanni Bonsi; una luminosa Annunciazione (1410 circa, da Pizzidimonte) attribuita al fiorentino Lorenzo di Niccolò e una Crocifissione (da Cantagallo), opera di artista dell'ambito geriniano. Nella contigua vetrina, oltre a un antifonario miniato (1270-1280) sono calici e croci astili del Tre-Quattrocento, in rame dorato.
Sala dei Parati - Contigua alla prima è la Sala dei Parati, dove si conservano quattro “graduali” miniati, paramenti sacri, argenti dal XVI al XIX secolo.
Notevole è il Corale D (1429-1430), miniato da Rossello Franchi e Matteo Torelli; il Corale C, fu eseguito nel 1435 per la badia di San Fabiano e miniato da Meo di Frosino e dal padovano Battista di Niccolò. I Corali B e A furono miniati dal celebre Attavante Attavanti intorno al 1501, con figure ricche di naturalezza.
La sala prende nome dall'eccezionale parato di Santo Stefano, donato intorno al 1590 alla chiesa pratese dal proposto Alessandro de' Medici (poi papa Leone XI), realizzato in velluto rosso cesellato su fondo di teletta d'oro e arricchito da notevoli ricami. Sono esposti piviale, pianeta e il bellissimo paliotto con ricami in applicazione, su probabile disegno di Giovanni Maria Butteri.
Dalla sacrestia della cappella della Cintola proviene il monumentale lavabo in pietra serena (1487), di Lorenzo di Salvadore (forse su disegno di Giuliano da Sangallo). Ai piedi del lavabo sono due tripodi in ferro battuto e un elegante faldistorio (sedile vescovile) del Quattro-Cinquecento. Nelle vetrine sono tra l'altro messali con coperte in argento del Sei-Ottocento, due notevoli ostensori del primo Settecento (il più originale – con mostra retta da un puttino – commissionato dai Bardi di Vernio a Bernardo Holzmann).
Sala della Sacra Cintola - La contigua sala espone opere collegate al culto per la reliquia mariana della Sacra Cintola: argenti del Sei-Ottocento, tessuti (mantelline e “dalmatiche” che rivestivano la statua della Madonna della Cintola), e i pregevoli rilievi in marmo bianco, del 1358-1360, opera del senese Niccolò di Cecco del Mercia e di suo figlio Sano: l' Assunta che dà la Cintola a San Tommaso, e San Tommaso che consegna la Cintola a un sacerdote, che costituivano parte di un pulpito esterno (dal quale mostrare la reliquia della Cintola ai fedeli,nella piazza); di fianco la Dormitio Virginis e l'Incoronazione della Vergine (incompiuta), forse per il corrispondente parapetto interno alla chiesa. Le lastre (espressive ma assai attardate) mostrano una vivace vena narrativa, e sono rese più mosse dallo scavo profondo, che crea netti contrasti di luce.
Infine la sala espone il modello in gesso del paliotto di Emilio Greco con la Dormitio Virginis (1983), realizzato per l'altare della Cintola dopo il furto del paliotto settecentesco.
Sezione archeologica - Dalla sala della Cintola si scende nella zona seminterrata, raggiungendo a sinistra l'area di scavo, realizzata per collegare la prima sezione del museo con le sale lungo il chiostro. Lo scavo ha consentito il recupero di resti ceramici – esposti nelle vetrine – dal periodo etrusco (IV secolo a.C.) al XV secolo, che attestano la frequentazione della zona anche prima della formazione del nucleo abitato longobardo.
Oltre a una sepoltura femminile del IX secolo, tra i resti di strutture riemerse con lo scavo stratigrafico sono due fornacette, forse da pane, del IX-X secolo.
Sala del Rinascimento - Dallo scavo si risale in un ambiente di struttura quattrocentesca, che ospita dipinti del XV-XVI secolo. Capolavoro assoluto è la pala di Filippo Lippi con le Esequie di San Girolamo, commissionata dall'anziano proposto Geminiano Inghirami per la Cattedrale, intorno al 1453 (eccezionale, nella sensibile resa delle reazioni emotive dei personaggi, con forme morbide, intessute di luce). Precedente di alcuni anni è la bellissima pala con la Madonna e il Bambino tra i santi Giusto e Clemente (1449), dipinta per Faltugnano dal “Maestro della Natività di Castello” (forse Piero di Lorenzo di Pratese), stretto collaboratore del Lippi; il dipinto si caratterizza per il trono architettonico classicheggiante e il colore denso e smaltato.
L'opera più antica è la Trinità (1435-1345), di Andrea di Giusto; databili all'ultimo decennio del Quattrocento sono un notevole Crocifisso dipinto sulle due facce di una tavola sagomata (di raffinata eleganza nelle proporzioni e nel fuso chiaroscuro), attribuito al Botticelli, e la Santa Lucia, opera di un artista di cultura complessa, con richiami al Ghirlandaio e al Botticini. Interessanti anche una vetrata con l' Annunciazione (1509), di fra Paolo di Mariotto da Gambassi, alcune piccole tavole quattro-cinquecentesche (Domenico di Zanobi, Francesco Brina, due Madonne col Bambino di Maso da San Friano) e un ritratto di Lapo Spighi, del veronese Sebastiano Vini, del quale è anche la suggestiva pala con l' Immacolata, da San Francesco.
Sala del Pulpito - La contigua sala presenta al centro il parapetto del pulpito esterno della Cattedrale (per le ostensioni solenni della sacra Cintola), realizzato da Donatello e dalla sua bottega tra il 1434 ed il 1438. I rilievi vennero tolti dall'esterno nel 1970 per le cattive condizioni di conservazione, sostituendoli con calchi. Dopo un laborioso restauro (completato nel 1999) curato dall'Opificio delle pietre dure con tecniche innovative (laser a infrarossi), il complesso ha recuperato leggibilità e unità.
Donatello, riprendendo in parte la soluzione adottata nella Cantoria oggi al Museo dell'Opera del Duomo di Firenze, ricreò una festosa danza di putti, ma in questo caso usò uno stile più stiacciato e più misuratamente aulico. La veduta ravvicinata consente di apprezzare la felicità inventiva del disegno, la cui libertà creativa assoluta è da attribuire totalmente a Donatello, anche se nei rilievi l'esecuzione è condotta a più mani nella bottega dell'artista. Il parapetto, di potente suggestione, ripropone le forme di un tempietto circolare su pilastrini scanalati che lo dividono in sette riquadri, all'interno dei quali si intreccia con carica incontenibile la danza dei gruppi di angeli festanti, dal ritmo incalzante, resi pittoricamente grazie allo stiacciato, ai complessi scorci prospettici e al vibrare del mosaico dei fondi.
Collegato alla reliquia è un capolavoro assoluto di oreficeria, realizzato da Maso di Bartolomeo: la piccola capsella della Sacra Cintola (1446-1447), che contenne la reliquia fino al 1633. Il prezioso scrigno in rame dorato, osso e corno, rielabora il motivo donatelliano della danza di putti tra le colonne di un tempietto, con coronamento a robuste volute di gusto brunelleschiano.
Vicino alla cultura donatelliana, in particolare a Nanni di Bartolo detto il Rosso, è un interessante busto in terracotta con San Lorenzo, proveniente da Pizzidimonte, della prima metà del Quattrocento. La sala ospita anche alcune sculture in marmo eseguite dal fiesolano Francesco di Simone Ferrucci per la Cattedrale (il Gesù bambino benedicente, scolpito intorno al 1486, e resti del coro della chiesa, fatto nel 1474-1476).
La sala successiva, finora utilizzata per mostre temporanee, ospiterà probabilmente piccoli dipinti e argenteria sacra del XVI-XIX secolo.
Sala del Seicento - L'ambiente contiguo accoglie interessanti pale e suppellettile sacra del Sei-Ottocento. Tra le tele una luminosa Santa Cecilia (1615-1620), dipinta da Matteo Rosselli, una Samaritana al pozzo (1630 circa) vicina al Vignali, o un efficacissimo bozzetto dell'Empoli per il soffitto del duomo di Livorno: la Vergine che porge il Bambino a San Francesco (1619 circa).
Tre grandi tele provengono dalla Cattedrale, un Martirio di san Lorenzo (1666-1668) di Mario Balassi, completata dal celebre Carlo Dolci, l'artista più rappresentativo del Seicento fiorentino, autore anche della scenografica tela con l' Angelo custode (1670-1675), con eccezionali brani di lirica raffinatezza e sensibilità. Notevole anche la tela del fiammingo Livio Mehus con San Pietro d'Alcantara che comunica santa Teresa d'Avila (1683), ispirata al tardobarocco romano.
L'opera più tarda presente (dono famiglia Pecci), è il Trasporto della salma di santo Stefano (1865), dipinta dal pratese Alessandro Franchi, opera tra le più originali e sentite dell'artista. Una vetrina, infine, espone interessanti argenti (tra questi un originalissimo calice di Cosimo Merlini e un imponente ostensorio di Lorenzo Loi).
Chiostro Romanico - La sala risponde sotto il lato residuo del suggestivo chiostro romanico, a incrostazione marmorea bicroma, realizzato nella seconda metà del XII secolo sui lati del cortile, con richiami alla cultura fiorentina, pistoiese e lombarda. Le undici arcatelle si raccordano alle esili colonnine in marmo bianco e a quelle più robuste in serpentino verde (queste con fantasiosi capitelli zoomorfi, in buona parte ripristinati, attribuiti al Maestro di Cabestany, nel Rossiglione).
Nel prato davanti al chiostrino è stata collocata nel 2001 un'opera donata da Pina e Giuliano Gori, Quattro per Donatello, omaggio di Robert Morris all'artista rinascimentale.
Antiquarium e Volte - Sotto il chiostrino una bella bifora duecentesca dà luce alla cappella sepolcrale detta dei Migliorati, con tomba del XII secolo; da qui un corridoio moderno (1980) dà accesso all'Antiquarium, vano sotto la cappella del Santissimo in Cattedrale, usato per sepolture fino al XVIII secolo. Vi sono esposti frammenti trovati negli scavi eseguiti dal 1970 nell'area della chiesa e del palazzo Vescovile.
Il corridoio prosegue sboccando nelle “Volte” (recentemente restaurate), ampio ambiente del primo Trecento coperto da crociere (parte basamentale delle cappelle del transetto del Duomo), utilizzato dal 1326 alla fine del Settecento per sepolture, delle quali restano numerosi stemmi in pietra o dipinti, e insegne sepolcrali.
L’Antiquarium:
Sulla sinistra una porta immette nella cappella della compagnia di Santo Stefano, dotata di un originale vespaio formato da circa cento ciotoloni e coli in terracotta del primo Cinquecento (per formare una camera d'aria, come si vede nell'angolo nord-ovest). Un rapido artista del primo Quattrocento dipinse con tecnica mista le volte a crociera (Evangelisti e Santi), mentre intorno al 1420 Pietro e Antonio di Miniato, e un collaboratore, affrescarono i modesti monocromi nelle lunette, la Lapidazione di santo Stefano e il finto trittico policromo con la Madonna e il Bambino fra i santi Stefano e Lorenzo.
Nella cappella sono collocati importanti reliquiari della cattedrale (due bei busti in argento ottocenteschi, il reliquiario della Santa Croce (1590) del fiorentino Egidio Leggi, quello, imponente, di Santo Stefano, neogotico, su disegno di Alessandro Franchi).
Tornati nel corridoio delle “Volte”, in corrispondenza della campata centrale è stata riaperta una porta esterna che ha consentito a lungo di attingere acqua dall'antico pozzo dei Dagomari. Di fianco al pozzo è un affresco col Buon Pastore tra san Niccolò e san Francesco (1390-1400), staccato dalla cappella Vinaccesi nel Duomo, attribuibile a Francesco di Michele; dall'altro lato sono affreschi di Antonio di Miniato.
Nella penultima campata è un importante affresco del 1340 circa, opera di Bonaccorso di Cino, con le vigorose figure del Cristo nel sepolcro tra la Vergine e san Giovanni, e la sottostante finta statua del defunto; la successiva campata è occupata dalla cappella sepolcrale dei Guizzelmi, voluta dal giurista pratese Giuliano, con affreschi eseguiti nel 1508 dal pratese Girolamo Ristori e da un collaboratore (Cristo alla colonna, il bel ritratto di impronta ghirlandaiesca di Giuliano Guizzelmi, la Crocifissione - derivazione dal Perugino). Nel 1510 Tommaso di Piero dipinse una Resurrezione e un Noli me tangere, con piacevole paesaggio sullo sfondo.
A destra della cappella Guizzelmi un basso corridoio conduce fin sotto il campanile, dal quale si potrebbe uscire nella piazzetta sul fianco della cattedrale. 

La terza sosta e il Museo del Tessuto in Via Santa Chiara 24 che dista circa 600mt. e che consigliamo di percorrerla a piedi. 

Percorso consigliato pedonale: Da Piazza Duomo ci immettiamo in Via Giuseppe Mazzoni percorrendola per circa 200mt fino Prato - Museo del Tessutoall'altezza di Via Benedetto Cairoli. Immessi in Via Cairoli si percorre per altri 100mt fino a Piazza Buonamici dove voltando a sinistra troviamo Piazza Santa Maria in Castello. Percorsa per circa 100mt a sinistra ci immettiamo in Vicolo de' Bardi per poi, dopo circa 200mt, imboccare Piazza Santa Maria delle Carceri. Ancora 100mt e troviamo Viale Piave che percorreremo per altri 100mt per poi voltare a destra in Via Pallacorda. Dopo circa 100mt ci troviamo in Via Santa Chiara. 

Il Museo: Il primo nucleo del museo venne costituito nel 1975 grazie alla donazione di un corpus di tessuti del XIV - XIX secolo da parte del collezionista privato Loriano Bertini all' Istituto Tecnico Industriale Tullio Buzzi, scuola per la formazione di periti chimici, tessili e meccanici.
La scuola ha ospitato le collezioni fino al 1997 quando venne inaugurata la nuova sede di piazza del Comune dove il museo ha svolto la sua attività fino ad aprile 2003. Dal 1975 le collezioni tessili, grazie alle acquisizioni dell'associazione ex allievi dell'istituto tessile sono cresciute fino a raggiungere il patrimonio attuale che oggi è di assoluto rilievo a livello internazionale.
L'arte della lavorazione tessile è documentata dall'era paleocristiana fino ai nostri giorni nelle varie tecniche di esecuzione, per un totale di circa seimila reperti. Completano il patrimonio del museo un fondo librario, una collezione di figurini di moda dell'800, macchinari, campionari di chimica tintoria e strumenti di preparazione alla tessitura di varia epoca.
Attualmente il Museo del Tessuto è gestito da una fondazione costituita da comune di Prato, provincia di Prato, Unione Industriale, Cariprato, Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato.
In un'altra parte del complesso è previsto che venga ospitata la biblioteca comunale e i servizi connessi.
L'ex Cimatoria Campolmi - Dal 2003 il Museo ha sede presso l'ex cimatoria Campolmi, una delle fabbriche più antiche del comune di Prato, sviluppatasi nell'Ottocento intorno a un mulino già esistente nel Quattrocento e uno dei più importanti esempi di archeologia industriale in Toscana.
La "Cimatoria Campolmi Leopoldo e C." è una fabbrica simbolo della storia produttiva pratese, presso la quale i tessuti allo stato greggio venivano rifiniti (finissaggio) attraverso diverse fasi di lavorazione (follatura, tintura, garzatura, cimatura, calandratura).
Dall'ingresso, prima del piazzale, fortemente caratterizzato dal vascone centrale nel quale si specchia l'alta ciminiera (1896), sulla destra si accede al museo, che ha come scopo la promozione, valorizzazione e tutela della cultura tessile.
L'area di familiarizzazione è stata creata per introdurre il visitatore alla fruizione consapevole delle collezioni del museo. Grazie a una lettura graduale del manufatto tessile, con un approccio diretto e facilmente comprensibile, il visitatore può capire, apprezzare e approfondire la propria conescienza del settore. La possibilità di toccare alcuni dei materiali in mostra garantisce inoltre una partecipazione attiva. Il percorso tracciato lungo il corridoio iniziale presenta la filiera tessile, cioè il ciclo produttivo del tessuto nelle sue fasi essenziali.
Sala storica e le collezioni antiche - Una vasta sala con volte a crociera su pilastri neogotici (1869) accoglie la sezione storica, con allestimento flessibile, in grandi vetrine. Frammenti provenienti dalle aree geografiche dell'antico Perù (tessuti precolombiani) e dalle sepolture dell'Egitto cristianizzato (tessuti copti) costituiscono il nucleo archeologico.
Molto ricca è la sezione che testimonia la produzione tessile dei secoli XIV - XVIII con frammenti provenienti dall'Italia, dall'Europa, dal Medio e dall'Estremo Oriente.
L'Ottocento e il Novecento sono rappresentati da tessuti per abbigliamento e arredamento, alcuni dei quali d'autore (Henry Moore, Giò Ponti, Raoul Dufy), abiti, ricami, merletti e passamanerie, nonché da importanti campionari delle prime fabbriche di Prato.
Di notevole interesse storico-antropologico sono i tessuti etnici del XIX e XX secolo provenienti da India, Cina, Giappone, Indonesia, America Centrale e Meridionale. I tessuti sono esposti all'interno di particolari e innovative teche mobili che permettono di modificare l'allestimento della sala secondo i diversi contenuti delle esposizioni.
Ogni teca presenta un periodo storico e i tessuti sono soggetti a periodiche rotazioni. L'allestimento rispecchia i criteri conservativi ma al tempo stesso valorizza i tessuti sottolineandone gli aspetti artistici e tecnici.
L'esposizione è arricchita dalle proiezioni di immagini artistiche e storiche per ricreare le suggestioni e l'atmosfera in cui i tessuti furono, nel corso dei secoli, progettati, realizzati e utilizzati.
Prato città tessile - Il percorso prende in considerazione alcuni momenti significativi della straordinaria storia che lega il territorio alla produzione tessile e a quella laniera in particolare, dal medioevo fino agli anni novanta del XX secolo.
La terra di Galceti, il fiume Bisenzio e la canalizzazione dell'acqua attraverso il sistema delle gore sono alcune caratteristiche del territorio pratese che hanno facilitato l'inizio dell'attività tessile.
La prima sezione documenta la produzione del panno in epoca medievale attraverso materiale iconografico e documentario. La sezione dedicata al periodo preindustriale illustra un varco cronologico che dal Quattrocento arriva fino alla metà del XIX secolo. Nel Rinascimento e nel Seicento la produzione tessile pratese subisce forti limitazioni nella qualità e nell'esportazione a causa delle leggi imposte dai Granduchi di Toscana.
Una prima fase di risveglio produttivo si avverte solo alla fine del Settecento grazie ad alcuni imprenditori e alla produzione dei cosiddetti "berretti alla levantina" (i fez). La prima metà del secolo successivo è caratterizzata dall'introduzione sul territorio del telaio Jacquard ad opera di Giovan Battista Mazzoni.
L'evoluzione della produzione tessile pratese tra il 1850 e il 1950 è presentata con materiali che illustrano sia la tipologia di prodotto tessile prevalente sul territorio, il cardato in lana rigenerata o meccanica, sia i mutamenti organizzativi, sociali e produttivi.
Dalla seconda guerra mondiale in poi il percorso si concentra nell'illustrare il frenetico ritmo che dalla ricostruzione agli anni '90 ha permesso la strutturazione e la crescita del distretto tessile industriale con le caratteristiche che vediamo oggi.
Sono presentate in forma semplice e sintetica la fase di passaggio dalla produzione tradizionale al prodotto moda vero e proprio attraverso le innovazioni nel campo della ricerca dei materiali, della struttura dei processi di nobilitazione. Sono gli anni in cui vengono introdotte le prime fibre sintetiche, si realizzano tessuti elasticizzati e finte pellicce, anni in cui il distretto pratese si pone lentamente come uno tra i principali centri della moda mondiale per i tessuti e per i filati.
Sezione contemporanea - Il distretto tessile pratese conta circa 9.000 aziende artigiane e industriali di medie, piccole e piccolissime dimensioni, attive in tutti i settori del comparto tessile per un'estensione di circa 700 km².
La sezione contemporanea raccoglie quei tessuti che per caratteristiche tecniche, tecnologiche o decorative rappresentano un'assoluta novità nel panorama internazionale e li presenta in anteprima rispetto alla loro diffusione commerciale.
L'innovazione, la ricerca tecnologica e la sperimentazione nei processi produttivi sono il risultato di un lungo percorso storico e culturale testimoniato dai tessuti di questa sezione.
Nel suggestivo allestimento della sala è anche esposto l'imponente manto tessuto dalle imprese pratesi e indossato da Sua Santità Giovanni Paolo II per l'apertura della Porta Santa in occasione del grande Giubileo del 2000, in colori smaglianti (grazie all'uso del lurex) fatto proprio da una ditta pratese.
Un'attenzione particolare è dedicata al processo di finissaggio, la fase conclusiva del ciclo di lavorazione: all'osservazione è unita la possibilità di toccare i tessuti esposti e il visitatore potrà così comprendere come al tessuto siano conferite particolari proprietà tecniche ed estetiche. 

A pranzo: Terminata la visita mattutina è l'ora del pranzo. Si percorre a piedi Via Ferrucci fino all'incrocio di Via Boni, ci immettiamo in questa e raggiungiamo Via Zarini. A sinistra dopo pochi passi troviamo il Ristorante. Dopo pranzo è possibile raggiungere l'auto oppure proseguire a piedi per il Museo Pecci e poi, dulcis in fundo, il Maglificio Denny.

RISTORANTE PEPE NERO
Tel 0574 550353
Via Zarini, 289 (PO)

Una visita all'arte contemporanea al Museo Pecci in Viale della Repubblica 277 che dista circa 1500mt 

Percorso consigliato a piedi: Dopo aver continuato per circa 100mt in Via Zarini ci immettiamo  in Viale della Repubblica. Percorso il Viale sulla sinistra è visibile la mezzaluna del Museo Pecci. 

Il Museo: Il centro fu costruito dall'architetto Italo Gamberini (autore anche della vicinissima Galleria Farsetti) su incarico dell'industriale pratese Enrico Pecci, in memoria del figlio scomparso Luigi Pecci. In un primo tempo venne elaborato un progetto, in collaborazione con l'ingegnere Attilio Mazzoni, ispirato al palazzo della Cee a Bruxelles (il cui modello venne presentato all'Amministrazione comunale alla fine del 1978). Finalmente nel 1981, approvato l'impianto urbanistico - consistente nell'edificio museale e in due corpi da destinarsi a terziario - e individuata l'area (un lotto di proprietà di una società di cui Pecci era consigliere delegato), Italo Gamberini ricevette l'incarico di procedere alla stesura definitiva del progetto e alla conseguente realizzazione. Lo studio urbanistico e architettonico fu approntato entro il dicembre del 1981: dopo numerosi incontri tra la committenza, l'amministrazione e il progettista, la concessione edilizia fu finalmente rilasciata il 28 febbraio del 1984. I lavori vennero avviati nel 1985; nell'autunno del 1986 era già completata la struttura (fondazioni, solai, telai metallici, scale esterne, e copertura), mentre i tamponamenti e le finiture furono portati a termine agli inizi del 1988. Il museo venne ufficialmente inaugurato il 25 giugno 1988 con la mostra panoramica Europa oggi.
Il cuore del centro è rappresentato dalle grandi sale al primo piano, dedicate a mostre di artisti contemporanei, mentre la collezione permanente del museo è localizzata in una sezione attigua e si può visitare solo su prenotazione. Importante è anche il Centro d'Informazione e Documentazione e la biblioteca specializzata.
Le collezioni del centro, sia quelle esposte all'aperto che quelle nelle sale, sono in continua evoluzione, con l'acquisto periodico di opere di artisti contemporanei spesso al termine delle esposizione temporanee tenutesi al centro.

Per ulteriori informazioni potete contattare l' Ufficio Comunicazione del Centro Pecci (sig. Ivan Aiazzi) telefonando al numero 0574-531828 (da lunedì a venerdì, dalle 10:00 alle 19:00) oppure inviando un messaggio e-mail alla casella postale: comunicazione@centropecci.it .

Ed ora al Maglificio Denny in Via S. Gonda 3/1 che dista circa 1500mt. Dove siamo

Percorso consigliato a piedi o in auto: Dal Museo Pecci percorriamo Via S. Andrea superando la rotonda di Via Catani e l'incrocio di Via Ferrucci. Superato l'incrocio di Via Ferrucci ci immettiamo nella prima strada a sinistra Via Mino da Fiesole per percorrerla ed immetterci a sinistra in Viale della Repubblica. Dopo 100mt. svoltiamo a destra in Via Ferrucci, alla prima rotonda prendiamo la prima uscita per Via di Ponzano. Percorsa per 300mt. entriamo in Via delle Fonti, superato l'incrocio siamo arrivati. A sinistra la costruzione in azzurro ci da il benvenuto. Voltiamo nel cancello e troviamo il parcheggio.

L'outlet: Dall'antico sapore della vecchia bottega ai giorni nostri con la sapienza nella migliore tradizione magliaia Made in Italy.
Il Maglificio Denny dal 1962 propone sui propri telai il meglio della maglieria pregiata trattando filati che spaziano dal puro cashmere al merinos nel segno della qualità assoluta tramandata da generazioni.
Visita il sito: www.denny.it


Fonte dei testi relativi ai musei: http://www.wikipedia.org

 

Una gita in Garfagnana

Borgo a Mozzano - Ponte del DiavoloLucca - Borgo a Mozzano – Bagni di Lucca – Barga – Castelvecchio – Castelnuovo – Castiglione – San Romano – Fabbrica – Lucca (Km 140 ca)

Nel Chianti Senese

Siena - Piazza del CampoItinerario di circa 90 km.
Siena-Castellina-Radda-Gaiole-San Gusmè-Castelnuovo Berardenga-Monteaperti-Siena.
Partendo da Siena e percorrendo la panoramica SS 222 "Chiantigiana" verso nord, dopo circa 21 km si giunge a Castellina in Chianti Centro medievale di origini etrusche,

Il castello di Monteriggioni

La storia dei borghi e dei castelli.

Michelangelo a Firenze

Un itinerario fra le opere di Michelangelo a Firenze.

Arezzo - Il Cammino del Sacro

Il "Cammino del Sacro” è un percorso che si propone di valorizzare in modo permanente l’arte sacra di Arezzo e che ha proprio nel Museo Diocesano il principale punto di riferimento.

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