www.itinerarintoscana.it

La stupenda villa Pecori Giraldi, struttura sorta nel XIII secolo, in località Rimonelli, è oggi inserita nel centro urbano di Borgo San Lorenzo ed ospita il Museo della Manifattura della famiglia Chini. L'edificio sorge sul luogo di un'antica costruzione dei Giraldi, una delle più illustri famiglie del Mugello, divenne proprietà dei Conti Pecori nel 1748 e fu donato al comune di Borgo San Lorenzo nel 1980. Il Palazzo, finemente ristrutturato, si sviluppa su due piani e presenta una facciata di gusto rinascimentale, dominata da una caratteristica torre merlata, ha due corti interne, una delle quali con porticato racchiuso da colonne di pietra serena. La decorazione delle sale interne iniziò nell' 800 ad opera dei pittori Angiolino Romagnoli e Pietro Alessio Chini aiutato nel corso degli anni da altri componenti della sua famiglia, ai quali trasmise non solo la passione per la decorazione, ma qualcosa che andava oltre la pura e semplice abilità artigiana. Nelle prime due sale della villa si possono infatti ammirare le decorazioni classicheggianti che rispecchiano la cultura figurativa dell'epoca. In seguito personaggi come Pio, Leto, Dario, Tito Chini continuatori dell'attività del capostipite, proseguirono nell'opera decorativa della Villa. Si possono ammirare numerosi stemmi di nobili famiglie imparentate con i Pecori e stemmi dei suoi illustri componenti. In continuità con questa tradizione familiare,alla fine dell'800 emerge la figura di Galileo Chini, che rappresenta sicuramente la più alta ed originale espressione creativa di questa famiglia essendo considerato oggi il massimo esponente del Liberty italiano. Pressoche autodidatta ma dotato di notevole capacità non tardò ad affermarsi nell'ambiente artistico fiorentino dove fondò l'arte della Ceramica occupandosi principalmente degli aspetti artistici della produzione, caratterizzata da un'originale interpretazione del Liberty europeo. I molteplici oggetti prodotti sono caratterizzati da una straordinaria eleganza e raffinatezza, con particolare cura degli elementi naturalistici e dei colori. Si tratta sempre di pezzi unici prodotti tra il 1898 e il 1902 contrasse gnati sul fondo da una melograna come simbolo di fecondità usato nell'epoca anche da numerosi artisti internazionali, come William Morris che la utilizzava come motivo decorativo per stoffe e carte da parati. Dopo la breve parentesi fiorentina, Galileo Chini tornò nel Mugello, terra dei suoi avi e fondò insieme al cugino Chino una nuova manifattura denominata "Fornaci di San Lorenzo", adottando un nuovo marchio, la grata stilizzata simbolo del martirio di San Lorenzo, patrono del luogo. Da questo momento per circa quarant'anni iniziò una poliedrica produzione e dalla loro fantasia e creatività tecnica ed artistica uscirono dai forni capolavori come vasi, piatti, anfore, brocche, vassoi, bassorilievi, fioriere, statue, busti, piastrelle, formelle, pannelli decorativi, tutti oggetti che ebbero un inaspettato successo alle grandi rassegne internazionali di Parigi, Londra, Torino, Roma e Venezia. Alla tradizionale produzione delle ceramiche si affiancò quella delle vetrate, dei ferri battuti, dei mobili senza escludere anche interventi a carattere architettonico. Nelle sale della Villa Pecori Giraldi si ritrovano esemplari di ogni genere in mostre che vengono cambiate circa una volta l'anno in seguito alle donazioni o ai prestiti dei collezionisti e degli eredi dei Chini. Si possono ammirare anche pannelli luminosi che illustrano con foto e didascalie gli interventi architettonici in abitazioni di Firenze, Viareggio, Salsomaggiore Terme. Sulle pareti della sala degli stemmi si trovano interventi richiesti a Galileo dal generale Guglielmo Pecori Giraldi, a completamento dell'opera iniziata dagli avi della famiglia Chini per celebrare le imprese della nobiltà fiorentina imparentata con la sua casata. Di particolare interesse è lo stemma di Camilla dei Conti sebregondi, in quanto per la prima volta vengono introdotte le rose di Glasgow tipici fiori stilizzati in puro stile Liberty. Nella stessa sala si trova anche il grande dipinto di San Giorgio che uccide il drago ed una lunetta in maiolica decorata in leggero rilievo con il volto di Cristo coronato di spine, ideata da Galileo Chini agli inizi del '900. Una targa sul portone principale ricorda una visita del Re Vittorio Emanuele Il che vi si recò il 20 settembre 1869 quando si apprestava a presiedere le grande manovre dell'esercito italiano nella zona. Nelle sale del pianoterra oltre alle decorazioni murali si possono ammirare camini con decorazioni in ceramica provenienti dalle fornaci dei Chini. Uno stupendo lampadario di Tito Chini in ferro e vetro si trova davanti alla maestosa scala elicoidale che collega i due piani e dà al visitatore che sale la tangibile sensazione della sinuosità delle linee Liberty. Tutta l'esposizione, che si articola in molteplici sale, tra bozzetti, oggetti, vetrate rievoca il clima artistico e culturale dell'epoca e documenta il gusto che ha caratterizzato il primo novecento, sulle orme dell'art Nouveau in voga in tutta Europa'. La fama di Galileo oltrepassò i confini dell'Europa, infatti..." il re del Siam in visita a Venezia, passeggiava un giorno in un padiglione affrescato e guardando in alto rimase colpito dalle figure sinuose che come onde lambivano leggere le volte del soffitto. La loro bellezza rapì lo sguardo del sovrano d'oriente ed ebbe un unico desiderio: possedere quelle immagini nella propria dimora. Fu così che quel pittore venne rintracciato e chiamato a dipingere la reggia di Bangkok.." Non è una fiaba è ciò che accadde a Galileo Chini, che con gli affreschi eseguiti per un allestimento della Biennale di Venezia nel 1909 conquistò il cuore del re del Siam per il quale lavorò nei tre anni successivi. All'interno della Villa vi è anche ricostruito l'ambiente di lavoro della Manifattura con un forno a legna, attrezzature tecniche, ingredienti e materiali che mostrano il percorso tecnico artistico dal bozzetto all'oggetto finito. Tra i pezzi più significativi della collezione ricordiamo le vetrate policrome, le fioriere, uno splendido pannello raf- figurante gabbiani in volo, due poltroncine in ceramica, tutte opere di una squadra "familiare" di indubbio valore tecnico artistico, che ha avuto le sue radici nel Mugello e proprio qui trova oggi la sua definitiva consacrazione in una cornice che non poteva essere più appropriata.
(fonte: Rivista InCamper www.incamper.org)
La Quintana Cybea
Le occasioni di festa a Massa nel XVI sec. erano frequenti; numerose sono le testimonianze di alcuni aspetti della vita e del costume della città che sono state tramandate ......
Prato ha da molti secoli la fortuna di ospitare, in una splendida cappella completamente affrescata da Agnolo Gaddi e situata all'interno della Basilica Cattedrale di Santo Stefano, la Sacra Cintola della Madonna, riconosciuta come tale dalle autorità ecclesiastiche.
Secondo la tradizione, riferita dall'antico cronista fiorentino Giovanni Villani (Cronica, libro I°, cap. IX), la vetusta cerimonia dello "scoppio del carro" ...
Carri frutto di passione e ingegno. Costumi artigianali e tanti colori. Musiche e coriandoli per le strade dei paesi.
Per il Carnevale "Ogni scherzo vale". In ogni paese o borgata il Carnevale da sfoggio alla fantasia dei creatori dei carri modellando la cartapesta e colorandola con colori pastello.
Lamole in Val di Greve, si trova sulla pendice settentrionale del Poggio delle Stinche, fra i due rami del fiume Greve. I vigneti che davano e danno il buon vin di Lamole, tanto lodato, sono piantati fra questo poggio sull'ingresso della contrada del Chianti.
In ampliamento il Parco avventura alla Doganaccia....
Attualmente il parco avventura è composto da tre percorsi in sospensione e di 2 teleferiche una di circa 30mt e una di circa 200 mt (NUOVISSIMA), integrati nel bellissimo bosco di faggio, nei pressi del Rifugio del Viandante.....
Moltissime volte sono stato in galleria e molte volte ho fatto da guida ad amici o personalità che venivano in visita ufficiale, ho sempre spiegato a tutti che non ero una guida nè tantomeno uno storico d'arte.....
Il Museo è nato dall'esigenza di proteggere in un unico luogo opere d'arte, arredi, paramenti sacri, ex voto, candelabri ed altri oggetti che si trovavano nelle chiese di campagna, abbandonate durante l'esodo verso la città degli anni '60.
Il museo è ospitato dalle cantine della rinascimentale Villa di Poggioreale: la tradizione vuole che sia stata disegnata da Michelangelo e fatta costruire nel 500 dalla famiglia Mormorai.
Un museo che racconta le origini del territorio del Chianti, risultato di un secolo di ricerche archeologiche e dall'impegno profuso dalle amministrazioni comunali dell'area nell'elaborazione di progetti educativi e didattici sulla valorizzazione del patrimonio locale.
Nel terzo millennio c’è altro da dire a proposito del grande Toscano? Dopo i fiumi di parole dette e scritte, in tutto il mondo, sul sommo Poeta, proprio dalla sua terra, è opportuno spendere altre parole?